Come anticipato, l'ultimo post di questa lunga serie di tavole incompiute vira su un altro dei Maestri del fumetto Disney Italiano, ovvero Massimo De Vita.
La tavola in questione è la 38-esima (la penultima) della storia "Topolino e le pergamene di Alessandria" e appartiene al ciclo delle Top stories scritte da Giorgio Pezzin.
Questo ciclo è stato disegnato ininterrottamente da Massimo De Vita dall'esordio del personaggio fino al 2002, con la storia: "Topolino e il regno di sotto". (Quando, nel 2021, dopo una pausa di circa vent'anni, Pezzin ha ripreso a scrivere storie con De Tops protagonista, De Vita si era appena ritirato dalle attività e il testimone è passato a Davide Cesarello [qui i link alla sua pagina Instagram e alla sua pagina ufficiale sul sito di Topolino], che penso avremo senz'altro modo di incontrare da queste parti).
Ecco qui la tavola scartata da De Vita (la penultima tavola della penultima storia da lui disegnata con De Tops), a fianco della versione pubblicata nel 2002 su Topolino 2430:
Ad ogni modo, e sempre a proposito di questa tavola, a pag. 93 del volume: "Le serie imperdibili n. 4", Giorgio Pezzin commenta a proposito di questa storia: "Rispetto al soggetto originale la storia è stata modificata introducendo Arno McPip, un personaggio che assomiglia molto ad Indiana Pipps e che serve apparentemente a fare da spalla a De Tops nei suoi ragionamenti e deduzioni. Io ho sempre fatto lavorare De Tops da solo e quando ha avuto bisogno di una spalla ho sempre usato il suo arguto maggiordomo, o il Pippo di turno che, in questo caso, doveva essere Pipnut, e che è diventato invece Meknes, un anonimo pescatore marocchino."
De Vita
Tutto questo probabilmente per fare in modo che, girando pagina per passare alla tavola successiva, il lettore si trovasse immediatamente di fronte alla drammatica esplosione della nave e che ci fosse lo spazio per rappresentarla in tutta la sua epicità con un'intera quadrupla!
Al di là della resa, migliore o meno, del prodotto finale, questo è senza dubbio un esempio concreto di come potesse capitare che De Vita si "impadronisse" delle sceneggiature che riceveva, modificandole alla luce del suo gusto personale per ottenere quello che lui reputava essere un migliore risultato, ma incorrendo di conseguenza in un potenziale contrasto con lo sceneggiatore, che rimaneva all'oscuro di tutto fino alla pubblicazione finale.
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