Saga di "Messer Papero"
Questa storia è scritta a quattro mani da Giovan Battista Carpi e Guido Martina, sempre con i disegni di Giovan Battista Carpi, ed è stata pubblicata nel 1983 su sette numeri di Topolino, dal 1425 al 1431.
Questi è forse il caso dove l'intervento di Carpi sulla sceneggiatura di Guido Martina, negli anni finali della sua attività, è maggiore che altrove. Interpellato infatti a proposito di questa storia ne "I Disney Italiani" (Boschi, Gori, Sani, Granata Press, 1990), Carpi riferisce che: «Guido Martina è sempre stato il mio soggettista ideale [...]. Però già negli ultimi tempi rimaneggiavo le sue sceneggiature, perché risentivano di una certa stanchezza [...] e per realizzare le avventure fiorentine di Paperino ho dovuto riscrivere quasi completamente la sceneggiatura, ed è stato un lavoro pazzesco. Da quel momento in poi ho giurato che i soggetti me li sarei fatti da solo» (pag. 87-88 del volume).
La storia parte dal pretesto di un viaggio in Italia del clan dei Paperi, per raccogliere la documentazione necessaria alla pubblicazione di un libro, e continua percorrendo le gesta di Messer Papero De' Paperi, "il più dovizioso mercante di Firenze", nel suo viaggio in Toscana (Firenze, Pisa, Arezzo, Livorno, Lucca e Siena) attraverso la Storia e la Letteratura italiane. Ogni episodio si intreccia con un tema diverso: il primo con Dante Alighieri e il suo esilio, il secondo con la storia del Conte Ugolino da Pisa, il terzo con Francesco Petrarca, il quarto con il covo dei pirati dell'Isola di Montecristo, e così via.
Questa tavola è tratta del terzo episodio della storia, intitolato: "Messer Papero e i fiorini di Mastro Adamo". La tavola scartata da Carpi è una splash page (una sestupla) disegnata per raffigurare il momento in cui Messer Papero, che si trova ad Arezzo mentre si sta tenendo la Giostra del Saracino, si imbatte nella sfilata.
A seguire la versione scartata affiancata alla versione pubblicata:
(Immagine della tavola presa dalla pagina di Comic Art Fans di un collezionista) |
Curiose le macchie in corrispondenza dei volti dei due personaggi che sfilano nel corteo, come se l'autore avesse in un primo tempo apposto delle pecette per cambiarne i lineamenti, ma è evidente che la sua insoddisfazione lo ha portato a ridisegnare la tavola in modo molto diverso: la direzione del corteo (che inizialmente si dirige verso la sinistra) punta direttamente verso il lettore, cambiando così la prospettiva di tutta tavola; Paperone viene spostato da destra a sinistra; tutti i personaggi secondari hanno delle fattezze diverse e, infine, il tamburino viene messo in una posizione di maggior rilievo.
Questa tavola è tratta del sesto episodio della storia, intitolato: "Ser Paperone e Lorenzo il Magnifico". Dopo essere finiti nella Grotta di Eolo, nel quinto episodio, Messer Papero e Paperino hanno effettuato una sorta di salto spazio-temporale di 150anni, che li ha portati a Siena nei nuovi panni di Ser Paperone e suo nipote.
In questa tavola, Ser Paperone si trova a Firenze ed è stato portato al cospetto di Lorenzo il Magnifico per rendere conto di come gli abbia mancato di rispetto, declamando in pubblico i suoi famosi versi, storpiati:
(Immagine dall'asta del 19 maggio 2018 di Urania casa d'aste.) |
Se si esclude un leggero cambio d'espressione del gendarme nella terza vignetta (inizialmente sembra leggermente più ottuso), le uniche modifiche sono nella prima vignetta (doppia), e in particolare nella posa di Lorenzo il Magnifico (inizialmente quasi sdegnato, poi soltanto infastidito/perplesso) e nel volto di Ser Paperone (inizialmente con un'espressione molto preoccupata e alla fine più che altro scombussolato, con gli occhi storti a conferirgli un aspetto quasi goffo).
I cambiamenti tra le due versioni sono all'apparenza davvero minimi. Da un lato questa storia ha avuto una produzione molto sofferta, per cui potrebbe essere che Carpi l'abbia rifatta per qualcosa che non lo convinceva, anche perché l'episodio dei rifacimenti commissionati da un collezionista dovrebbe essere degli anni '70, mentre questa storia è dei primi anni '80 (e oltretutto questa non è certo una tavola tanto epica da meritarne il rifacimento)... ma nulla vieta che Carpi abbia rifatto delle tavole anche in altre circostanze e che ci fosse un motivo specifico per riprodurre proprio questa tavola.
Sarei più propenso a pensare che si tratti di un caso di estremo perfezionismo dell'autore, ma ognuno può valutare da sé.
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